Ultimi Post

giovedì 29 ottobre 2015

Lingua e dialetto nella storia italiana

Qual è la differenza tra lingua e dialetto?

Dialektos” in greco indicava semplicemente la “parlata” e dunque si potrebbe dire che una lingua è un “dialetto che ha fatto carriera”.

Questo concetto è evidente già a partire dai dialetti dell’Antica Grecia: c’erano vari dialetti (dorico, attico-ionico, eolico, arcadico-cipriota) ma alla fine uno solo di essi si è affermato come lingua ufficiale: l’attico, che in età ellenistica verrà definito “koinè”.

Prima della formazione dell’impero romano, anche nella penisola italiana si parlavano vari dialetti.

Solo in Sicilia si possono distinguere due lingue diverse: nella Sicilia centrale vi sono lingue indoeuropee che sono però diverse dal greco, mentre nella Sicilia costiera, colonizzata dai Greci, e anche nella Magna Grecia, si parlano dialetti greci (si vedano per esempio alcuni poeti melici greci provenienti dalla Sicilia come Stesicoro).

Dalla Campania sino all’Umbria c’era la popolazione degli Oschi, che parlavano osco-umbro, lingua indoeuropea non molto diversa dal latino. In Puglia invece, ma non nella zona costiera, vi erano popolazioni illiriche, che parlavano dialetti che potrebbero avere affinità con l’albanese. In Toscana vi erano gli Etruschi.

La situazione è diversa per quanto riguarda l’Italia settentrionale, dove possiamo distinguere sostanzialmente due diversi dialetti: in Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte si parlano i cosiddetti dialetti gallo-italici, mentre a est, nella zona del Veneto, si parlava il cosiddetto paleo-venetico.

Il dialettologo Guido Michelini, docente dell'Università di Parma, inoltre spiega le curiose evoluzioni di alcuni dialetti. Per esempio egli ci spiega come mai il dialetto di Bologna sia così diverso da quello di Parma e sia invece proiettato verso la Romagna. Questo si può spiegare perché Bologna è stata, con la Romagna e Ferrara, sotto il dominio del papa fino al 1859. Dunque l’Emilia Romagna, per quanto riguarda i dialetti, è caratterizzata da una forte frammentarietà.

Ciò non vale invece per regioni come il Piemonte e il Veneto. Per quanto riguarda il Veneto, il professor Michelini  spiega che la città di Venezia, espandendosi in altri territori, ha dato vita ad un fenomeno di venezializzazione, creando così una sorta di “koinè veneziana” (si veda il caso di Verona, dove nel ‘300-‘400 c’erano dialetti più vicini al lombardo ma poi con l’espansione di Venezia si ebbe appunto una venezializzazione del dialetto veronese. Lo stesso vale per il Trentino, dove prima si parlavano per lo più dialetti ladini ma poi si è affermata la cosiddetta koinè veneziana).

È poi interessante notare come, dopo l’affermazione dell’impero romano, si sia anche diffuso il latino, ma ogni area rispose in maniera diversa a questo fenomeno di latinizzazione a seconda del suo sostrato linguistico, a seconda cioè di quelle che erano le lingue preesistenti al latino. Così si può per esempio parlare della cosiddetta lenizione celtica, che corrisponde ad una sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione intervocalica (per esempio: lat. Rota > dialetto parmigiano Roda) ben visibile anche negli attuali dialetti che sono legati al celtico.

È inoltre da fare un’importante distinzione di registri linguistici all’interno del latino dell’impero romano: c’era un registro alto, fortemente normativo che si apprendeva a scuola e che è il latino per esempio di Cicerone, poi c’è un registro parlato medio-basso che è caratterizzato dalle peculiarità locali, e infine un registro colloquiale. Ebbene, dopo il crollo dell’impero romano, il registro alto e medio-alto si è conservato solo grazie alla chiesa. Per il resto, dato che al crollo dell’impero romano corrispose anche un sostanziale crollo della statalità dove lo stato fungeva da collante tra le varie parlate locali, con la fine dell’impero romano d’Occidente si ebbe la progressiva differenziazione romanza, che diede vita agli attuali dialetti. Questa differenziazione dei dialetti ebbe luogo anche per lo sviluppo dell’economia curtense, di modo che non ci furono più scambi tra le varie regioni. Si ebbe una parziale riscoperta del latino solo all’epoca dei comuni.

La penisola italiana fu dunque caratterizzata da una forte frammentarietà linguistica fino a circa dopo l’Unità d’Italia. La maggior parte delle persone erano infatti analfabete e parlavano nei vari dialetti locali. Solo le elite erano per così dire bilingui: parlavano e scrivevano nel loro dialetto e parlavano e scrivevano in italiano, quell’italiano letterario che apprendevano nei libri e nelle grammatiche. Caso emblematico è quello del Manzoni che appartenendo alla classe dirigente parlava per lo più in dialetto milanese e apprese prima il francese che l’italiano. Solo quando volle riscrivere il “Fermo e Lucia” trasformandolo ne “I promessi sposi” iniziò a scrivere in italiano vero e proprio. Si “armò” del dizionario milanese-italiano del Cherubini e “risciacquò i panni in Arno” andando direttamente in Toscana, per sentire come parlava nella realtà la gente toscana. Addirittura apportò aggiunte e correzioni al dizionario. C’era dunque una situazione di diglossia, che era però una diglossia di classe, così come c’era nel Medio Evo, dove vi era un registro basso colloquiale e un registro alto veicolato dal latino, che le elite padroneggiavano entrambi.

Questa situazione di diglossia iniziò a venire meno durante il fascismo, con il quale si ebbe un consolidamento dell’italiano a spese dei dialetti. Ciò avvenne soprattutto grazie alla Riforma Gentile che sancì l’istruzione elementare obbligatoria. Tutti o quasi potevano apprendere l’italiano a scuola. Ci fu inoltre nel 1963 l’istituzione della scuola media unica ma un ruolo importante nel passare da una situazione di diglossia di classe ad una situazione di attuale monoglossia, lo ebbero sicuramente anche la radio e la televisione. Ma questa estensione della lingua nazionale a tutti i registri provocò anche un fenomeno di livellamento della lingua verso il basso.


Di: RLS Staff

Fonti:
Web

Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates