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martedì 13 ottobre 2015

L’età vittoriana: solo benefici o anche scandali?



[caption id="attachment_58" align="alignleft" width="234"]Alexandrina Victoria, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e imperatrice delle Indie Alexandrina Victoria, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e imperatrice delle Indie[/caption]

Il regno della regina Alexandrina Victoria, noto come età vittoriana(Victorian Age) fu il più lungo nella storia dell’Inghilterra, durò infatti quasi sessantaquattro anni (1837-1901) Vittoria, figlia di Edoardo di Hannover e di Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, salì al trono a soli diciotto anni e fu la prima a godere del titolo di Imperatrice d’India.
Nell’Ottocento le città di maggior prestigio, nonché i più importanti centri culturali, erano Parigi e Vienna; con Vittoria Londra divenne l’indiscusso centro dell’economia mondiale e l’Inghilterra attraversò un periodo di stabilità, di floridezza economica, di espansione commerciale e coloniale; tuttavia non mancarono episodi di violenza, squilibri sociali e psicologici.

Le città si trasformarono in grandi metropoli a causa del grande spostamento delle plebi che fuggirono dai campi; le terre coltivabili venivano sottratte ai contadini dal governo e vendute agli imprenditori più ricchi.
Tra il 1800 e il 1810 furono emanate le Enclosures acts, ovvero leggi che imposero la recinzione dei campi aperti (open fields) e dei campi comuni(common fields) permettendo il raggruppamento e l’ingrandimento delle terre, che andavano però a vantaggio esclusivo dei grandi proprietari.
Non solo i piccoli proprietari terrieri si videro costretti a vendere le proprie terre e migrare nelle città; anche i proprietari delle ville(cottagers) si trovarono in difficoltà, in quanto molti di essi furono obbligati a lavorare per i grandi proprietari terrieri e altri si trasferirono nelle città. Una volta giunti nelle città, gli ex-piccoli proprietari di terre, si trasformarono in operai e furono costretti a vivere in condizioni disumane; molti di loro lavoravano anche dodici ore al giorno e vivevano in baracche sovraffollate. L’epoca vittoriana fu tristemente nota anche per l’impiego di minori nelle fabbriche. Molti bambini svolgevano lavori molto umili, come: spazzacamini, fiammiferai e altri ancora divenivano apprendisti nell’edilizia; in pochi frequentavano le scuole. Anche le donne vivevano in condizioni precarie; la violenza domestica contro le donne era un grave problema sociale ed era molto frequente in particolar modo tra gli strati più poveri della popolazione.
I giornali pubblicavano sporadicamente i casi in cui le donne venivano assassinate dai propri mariti dopo aver subito brutali maltrattamenti e i verdetti delle corti inglesi lasciavano spesso impuniti i colpevoli, i quali scontavano pene leggere.

L’età vittoriana fu trattata molto anche in letteratura; in quel tempo il romanzo, all’origine usato solo come forma d’intrattenimento, fu il genere letterario più conforme alle consuetudini e ai valori etici, religiosi e sociali.

Charles Dickens
Charles Dickens
Indubbiamente Charles Dickens(1812-1870) fu il più noto romanziere dell’età vittoriana; egli, grazie anche alla propria esperienza di giornalista, conobbe e quindi seppe interpretare molto bene i gusti della società inglese dell’epoca.

Lord Alfred Tennyson
Lord Alfred Tennyson
Il poeta Alfred Tennyson(1809-1892) aveva un senso di missione poetica, che lo rendeva affine a poeti del Romanticismo del calibro di William Wordsworth(1770-1850) e per questo nelle sue opere trattò le complesse vicende dell’epoca rendendo noti i problemi più eclatanti; egli parlò di problemi come il patriottismo e l’attaccamento al tradizionalismo.

Durante il regno della regina Vittoria, la scienza divenne la disciplina che è oggi, tale disciplina venne anche rafforzata da Charles Darwin e dalla sua teoria dell’evoluzione che fu pubblicata per la prima volta nel saggio L’origine della specie nel 1859 e molto importante fu anche il primo tratto ferroviario sperimentato dall’ingegnere George Stephenson(1781-1848) nel 1825. Nonostante i numerosi problemi di natura sociale, psicologica e culturale, sul piano economico l’età vittoriana conobbe solo successi e trionfi.

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