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mercoledì 21 ottobre 2015

Il commercio triangolare


Il commercio triangolare fu un enorme traffico sviluppatosi nelle acque dell’Oceano Atlantico tra il XVI e il XIX secolo e avente come poli tre continenti: Europa, Africa e America. Tale traffico si suddivideva in tre tappe.

Esso era gestito unicamente dai principali stati europei: Gran Bretagna, Spagna e Portogallo.

La prima tappa consisteva nel passaggio dall’Europa all’Africa, dove gli schiavi venivano barattati con prodotti europei, come oggetti di cuoio, oggetti in vetro, armi, alcol e tessuti. L'acquisto degli schiavi dalle tribù locali era monopolio esclusivo portoghese.


La seconda tappa vedeva il passaggio dall’Africa all’America, dove gli schiavi trasportati dalle navi venivano venduti nelle Antille, in Brasile e nelle colonie inglesi in Nord America, dove venivano obbligati a lavorare nelle piantagioni, nelle haciende spagnole o in case di ricchi proprietari terrieri. Spesso però essi vennero impiegati anche nelle miniere del Sud America, soprattutto in Perù (Oro e argento) e Cile (Rame).

La terza tappa prevedeva, una volta avvenuta la vendita degli schiavi, il ritorno delle navi dall’America all’Europa, con le stive cariche di prodotti tropicali tra cui caucciù, avorio, tabacco, cotone, zucchero, caffè, legni preziosi e metalli rari.

Joseph Ki-ZerboLa tratta dei neri segnò l’inizio di una decelerazione, di un ristagno e di un arresto della storia africana. Attraverso questo evento l’Africa venne inglobata nel sistema dell’economia mondiale nel suo sviluppo; tramite la collaborazione di mercanti, militari e missionari l’economia africana perse la propria vocazione di risposta ai bisogni africani.

La tratta dei neri spostò altrove le finalità dell’economia africana sfruttandola strutturalmente; l’economia africana iniziò a lavorare per il beneficio esclusivo dell’economia europea attraverso il meccanismo del “commercio triangolare”.

Questo fenomeno, spiega Joseph Ki-Zerbo (1922-2006) politico e storico burkinabè, causò lo spostamento del continente; si parla, infatti, di un numero di persone che va dai venti ai cento milioni tra quelle giunte in America, quelle uccise nel corso della guerra di cattura e quelle morte durante il Middle passage.

Il fenomeno della tratta atlantica degli schiavi durò diversi secoli e coinvolse gli uomini più robusti e vigorosi, i giovani e le donne più sane; la tratta si manifestò dunque come una grande emorragia della popolazione africana. Secondo Angelo Turco, docente di geografia e specialista dell’Africa, la popolazione africana tra il 1600 e il 1900 crollò dal 30% al 10%; una probabile causa di questo calo potrebbe essere l’arrivo delle malattie dall’Europa. La guerra di cattura dei neri provocò una guerra permanente tra i regni della costa, dal Golfo di Guinea fino all’Angola, coinvolgendo anche i regni più interni. A quei tempi, coloro che erano conosciuti come “I re della costa”, erano artefici di razzie e collaboravano con i negrieri.


Ogni volta che cresceva la domanda di un determinato prodotto, i profitti dei signori della costa, collaboratori dei negrieri, aumentavano. Sarebbe continuato, o addirittura nato, lo spostamento coatto di tutta quella gente dall’Africa se i cosìddetti “re della costa” si fossero opposti ai popoli “invasori”?

L’Africa si sarebbe impoverita se non vi fossero sbarcati gli europei?

Il commercio triangolare fu dunque un processo di inclusione-esclusione, sorto nei secoli della schiavitù e alimentato con la penetrazione e la dominazione coloniale.

Di: RLS Staff

Fonti:
Web

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