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giovedì 1 ottobre 2015

Gilgamesh e la foresta dei Cedri: ecco cosa racconta la tavoletta V

1C’era una volta un re, per due terzi divino e per un terzo mortale, che governava con crudeltà e ingiustizia sulla città sumera di Uruk. Gli dei, desiderosi di punirlo, decidono di plasmare dall’argilla un rivale molto potente, forte nel corpo quanto nello spirito. Quando i due si incontrano, la battaglia è piuttosto violenta; tuttavia il duello termina alla pari e, inaspettatamente, tra il re e il guerriero d’argilla nasce un’amicizia che non avrà mai fine.

Questa bella storia, che molti di voi conosceranno, non è altro che la prima parte della famosa “Epopea di Gilgamesh”, ovvero un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto intorno al III millennio a.C. in caratteri cuneiformi. La versione originale del poema, redatta per la monumentale biblioteca di Assurbanibal, è ora conservata presso il British Museum di Londra. Tuttavia, esiste un piccolo frammento della tavoletta V che, sfuggito dalle avide mani inglesi, si trova oggi in Kurdistan, nel museo di Sulaimaniyah.

3Ed ha una storia tutta sua.

E’ il 2011 quando il museo di Sulaimaniyah decide di assumere alcuni contrabbandieri perché intercettino i beni archeologi diretti verso altri Paesi. I saccheggiamenti di musei e siti sono purtroppo sempre di più, e il governo iracheno spera in questo modo di recuperare almeno una parte di ciò che di fatto appartiene al suo popolo. Verso la fine dell’anno il Dipartimento di Antichità di Sulaimaniyah riesce ad acquistare una collezione di quasi 90 tavolette di argilla, di varie forme e dimensioni. La provenienza di questi reperti era naturalmente sconosciuta, anche se sembrava plausibile farli risalire a scavi illeciti nel sud del Paese.

2Il Prof. Farouk Al-Rawi, docente presso la School of Oriental and African Studies di Londra, dopo aver pulito con cura le tavolette ancora ricoperte di fango, si accorse con immenso stupore che fra il gruppo si trovava un frammento di una delle tavolette dell’Epopea di Gigalmesh, precisamente la metà sinistra della sesta colonna della tavola V.

Una volta tradotta (gli studiosi ci hanno messo ben cinque giorni!) la T 1.447 ha permesso finalmente di conoscere come continuava la descrizione della foresta dei Cedri, luogo in cui entrambi i protagonisti si avventurano per recuperare il prezioso legno.

Scopriamo così che Gilgamesh e Enkidu incontrarono durante il loro cammino delle scimmie, il cui chiacchiericcio, insieme al canto delle cicale e degli uccelli esotici, intratteneva quotidiamente il mostruoso Humbaba, posto a guardia della foresta.

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