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domenica 6 settembre 2015

Un massacro dimenticato

Schermata 02-2455968 alle 11.43.45-2Durante la seconda guerra mondiale ci sono stati parecchi genocidi, alcuni dimenticati completamente, altri conosciuti da pochi. Oggi parleremo dello sterminio subito dagli italiani "istriani". Dopo la fine della prima guerra mondiale, l'Italia grazie al patto di Londra riusci ad acquisire la Dalmazia e alcune isole del Mar Adriatico, tuttavia questi territori erano rivendicati anche dalla Jugoslavia.

Nel 1941 Hitler e Mussolini mossero guerra alla Jugoslavia,occupando la regione della Slovenia che era abitata sia da popolazioni slave e italiane. Il primo fatto riguardanti alle foibe risale all'otto settembre del 1941 quando i partigiani sloveni uccisero circa 700 italiani, in buona parte membri del Partito Fascista,gettandoli nelle "foibe", voragini naturali diffuse nella zona del Carso. Nel 1945 quando l'Italia si trovava di fronte ad una sconfitta quasi certa,l'esercito partigiano jugoslavo guidato da Josip Tito occupò militarmente l'Istria e la Venezia-Giulia con l'obiettivo di annetterle alla Jugoslavia comunista. Migliaia furono i morti,questa seconda fase colpi tutti gli oppositori di Tito, compresi i partigiani italiani che non volevano l'annessione,molti furono torturati e poi fucilati o altri morirono di stenti nei campi di prigionia. Dalle esecuzione nelle foibe qualcuno uscì miracolosamente vivo. Uno dei pochissimi casi conosciuti è quello di Giovanni Radeticchio il protagonista di questo racconto, che si riferisce a un episodio accaduto nei pressi di Albona nell’autunno del 1943.

giorno-del-ricordoDopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell’alba, sentì uno dei nostri aguzzini dire agli altri: "Facciamo presto, perché si parte subito". Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico fil di ferro, oltre quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo solo i pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un fil di ferro, ci fu appeso alle mani legate un sasso di almeno venti chilogrammi. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, ci impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il fil di ferro che teneva legata la pietra, cosicché quando mi gettai nella foiba, il sasso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 metri e una profondità di 15 fino alla superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo, non toccai fondo, e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole - Un’altra volta li butteremo di qua , è più comodo - pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e a guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutivi, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese per timore di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo.

In questo  racconto capiamo il terrore e la crudeltà  dell'essere umano. Vari esponenti del Partito Comunista Italiano parlano addirittura di "negazione" cioè falsa testimonianza,altri parlano di "Vendetta contro i Fascisti" ma uccidere brutalmente vite umane fra cui donne e bambini non porta a niente. Il numero di tutte le vittime non è ancora chiaro si parla di 5.000-10.000 morti. Con la legge 92 del 30 Marzo 2004, l'Italia dedica una giornata alle vittime il 10 Febbraio di ogni anno, questa giornata è detta "Il giorno del ricordo".

 

FONTE: Istruzione.perugia.it

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