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mercoledì 9 settembre 2015

Sull'origine del termine 'Totalitarismo'

zeller1Il concetto di “totalitario” appare per la prima volta in uno scritto di Amendola, “Maggioranza e minoranza”[1]. L’autore si riferisce alla manomissione fascista delle elezioni amministrative del 1923, quando il partito dominante propose la lista di maggioranza e di minoranza: lo definì “sistema totalitario”, cioè “premessa del dominio assoluto e dello spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed amministrativa”. Riprende il discorso un anno dopo, vedendo il carattere “totalitario” come prerogativa del partito fascista: “lo spirito totalitario, il quale non consente all’avvenire di avere albe che non saranno salutate col gesto romano, come non consente al presente di nutrire anime che non siano piegate alla confessione: “credo”. Questa singolare “guerra di religione” da oltre un anno imperversa in Italia non vi offre una fede […] ma in compenso vi nega il diritto di avere una coscienza – la vostra e non l’altrui – e vi preclude con una plumbea ipoteca l’avvenire”[2].

Il termine “totalitario” sarà poi usato molte volte da diversi esponenti dell’antifascismo[3], per poi sembrare sparire, tra il giugno e il dicembre 1924, dal vocabolario dell’opposizione. Troviamo quindi la prima apparizione del termine “totalitarismo”, in un articolo di Basso del 1925: accusa il primo ministro di voler imporre l’egemonia di “un solo partito che si fa interprete dell’unanime volere, del totalitarismo indistinto”[4]. Avviene qui un episodio singolare, che non avrà simili negli anni e nei contesti successivi: il Partito fascista rivendicherà l’essere totalitario come caratteristica del fascismo, andandone in un certo modo fiero, nella celebre formula “Tutto nello Stato, nulla al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”[5]. Rimane quindi l’idea di “Stato totalitario” come di governo che si inserisce completamente nella vita dei cittadini e ne influisce ogni aspetto, impedendo al singolo di avere una propria coscienza distinta da quella di chi è al potere. Gianni Oliva individua cinque caratteristiche che ci permettono di definire uno Stato totalitario[6], che mi sembrano oggettivamente condivisibili se partiamo dall’esempio dello Stato fascista e che accomunano le tre grandi dittature del XX secolo[7] (al di là, ovviamente, delle questioni ideologiche):

  1. concentrazione del potere in capo ad un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile

  2. imposizione di una ideologia ufficiale

  3. presenza di un partito unico di massa

  4. controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore

  5. completo controllo della comunicazione e dell'informazione

TotalitarismoALIn poche parole, secondo lo storico il totalitarismo “distrugge ogni confine fra Stato e Società”[8]. Ritengo sia necessario aggiungere a questi fattori anche il culto della personalità, elemento essenziale per la riuscita di un regime totalitario e che allo stesso tempo lo condanna, prima o poi, al suicidio.

Forte nella storia è stata anche la necessità di definire il totalitarismo: vi si è assistito per la prima volta nel secolo scorso, pertanto non si è ovviamente riusciti ad associarlo a nulla di precedente. Come disse Tocqueville, ovviamente non in riferimento al fenomeno totalitario[9], ma con parole che bene vi si addicono: “La cosa è nuova, bisogna tentare di definirla, poiché non è possibile indicarla con un nome”[10]. Importante è del resto non confondere “totalitarismo” ed “autoritarismo”, in quanto vediamo importanti differenze: nel totalitarismo si cerca un consenso attivo da parte della popolazione[11], e al contempo penetra più a fondo nel tessuto della società, coinvolgendo anche psicologicamente i partecipanti[12], aspetto che non viene per nulla evidenziato dagli autoritarismi quali quelli sorti nell’America latina nell’ultimo secolo, fondati principalmente sulle armi.


Di: Leonardo Pedron

Fonti:
[1] Amendola, “Maggioranza e minoranza”, in “Il Mondo”, 12 maggio 1923
[2] Amendola, “Un anno dopo”, in “Il Mondo”, 22 novembre 1923
[3] Sturzo parla ad esempio della nuova concezione fascista di stato-partito tendente alla “trasformazione totalitaria di ogni e qualsiasi forza morale, culturale, politica, religiosa”; Gobetti accennò ai “Piani governativi” che puntavano sul “gioco totalitario della demagogia fascista”.
[4] Prometeo Filodemo (L. Basso), “L’antistato”, in “La rivoluzione liberale”, 2 gennaio 1925
[5] Mussolini, “Discorso del 28 ottobre 1925”, in O.O., a cura di E. e D. Susmel, La Fenice, 1967, vol.XXI, p.425
[6] Oliva, “Le tre Italie del 1943”, Mondadori, 2004
[7] Mi occuperò in altra sede di spiegare quali elementi ci permettano di riconoscere i tre regimi come totalitari e in che misura
[8] Oliva, Ibid
[9] Il visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (Parigi29 luglio 1805 – Cannes16 aprile 1859) è stato un filosofo,politicostoricosociologogiurista e magistrato francese.
[10] A. de Tocqueville, “La democrazia in America”, Rizzoli, 1999, p. 732
[11] Vedasi l’intensa attività propagandistica, le proposte sportive e culturali, e così via
[12] Cfr. ad es. Reich, “Psicologia di massa del fascismo”

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2 commenti :

  1. ciao, bell'articolo in quanto non conoscevo prima i personaggi che hanno parlato del totalitarismo.. tuttavia penso tu abbia dimenticato di aggiungere, cronologicamente parlando, un perno del totalitarismo: Hannah Arendt......

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  2. Diciamo che più che dimenticarlo ho preferito non dilungarmi anche su quello, che in realtà è più uno "sviluppo" del concetto, in quanto assume una nuova connotazione del termine ed uno studio più approfondito della questione! Probabilmente in futuro scriverò qualcosa sul concetto di "totalitarismo" dal dopoguerra in poi ;)

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