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giovedì 24 settembre 2015

Giulio Cesare e Gregorio XIII, i pontefici che giocarono con il tempo

Trenta giorni ha novembre
con april, giugno e settembre
di ventotto ce n'è uno
tutti gli altri ne han trentuno.

Ripescando nella nostra memoria chissà quante volte abbiamo sentito recitare questa simpatica filastrocca, metodo veloce e utile per ricordare la durata dei mesi dell'anno. Forse raccontata dalle nostre nonne, mentre ci dondolavano sulle ginocchia, in un caldo pomeriggio estivo. Un giochino da bambini, insomma.
Ma ciò che le nostre nonne ignoravano è che dietro queste poche righe si nasconde un avvenimento sicuramente più grande di una filastrocca per un bambino: una storia da grande, un momento chiave per la storia dell'umanità.

I due protagonisti sono due figure molto lontane tra di loro: vivono due epoche storiche completamente differenti, distanti più di un millennio e mezzo l'uno dall'altro, professano religioni con un credo diametralmente opposto, promettono pace, ma l'uno con il suo esercito, l'altro (almeno ufficialmente) attraverso l'amore nei confronti del prossimo.
Ma sono entrambi i Pontefici della città di Roma, e le loro vicende inevitabilmente si intrecciano. Giulio Cesare e Gregorio XIII, artefici e attori principali della scansione del ciclo degli astri (in giorni, mesi, anni) a livello mondiale.

[caption id="attachment_455" align="aligncenter" width="535"]julian-calendar2 Frammenti di un'antica tabula del calendario giuliano[/caption]

Giulio Cesare per primo suddivide i giorni in un calendario basato sul ciclo delle stagioni, perfezionando (grazie ai calcoli di Sosigene di Alessandria, astronomo greco) il precedente calendario egizio, che contava solamente 360 giorni e iniziava il primo marzo. Dal 46 a.C. l'anno scandito dal calendario giuliano inizia il primo gennaio e conta 365,25 giorni (precisione molto accurata per l'epoca, con un errore di poco meno di 12 minuti): per non perdere le sei ore "avanzate" si decise di introdurre ogni 4 anni un anno "bisestile" (poichè il giorno aggiunto sarabbe stato il "bis-sexto" nella settimana) cioè che contasse un giorno in più, aggiunto al mese di febbraio, portandolo così a 29 giorni.
[In origine il mese di febbraio aveva già 29 giorni, quindi con l'aggiunta dell'anno bisestile sarebbe arrivato a 30, ma un provvedimento di Ottaviano Augusto comportò l'aggiunta di un giorno al mese che porta il suo nome - Augustus (agosto), che all'epoca aveva solo 30 giorni - per non essere inferiore a quelli che duravano 31 giorni, in particolare il mese in onore di Giulio Cesare, Iulio (luglio). Fu uno dei tanti modi che Augusto trovò per esaltare la sua figura di Imperatore.]
Si dovette però compiere una grande variazione del calendario per l'anno 46 a.C. in modo da resettare gli errori del precedente calendario egizio e ricominciare in maniera corretta dall'anno successivo.
Furono perciò aggiunti 85 giorni, per una complessiva durata di 445 giorni, che gli valse il titolo di annus confusionis ("l'anno della confusione").

Con l'avvento del cristianesimo il calendario giuliano cominciò a pagare quello scarto di 12 minuti, all'epoca insignificante, nei calcoli di Sosigene. Già dal Concilio di Nicea, nel 325, si stava registrando un progressivo arretramento dell'equinozio di primavera, data rispetto alla quale veniva fissato il giorno della Pasqua e di conseguenza tutte le celebrazioni dell'anno liturgico. Fu solo 1500 anni dopo, nel 1582, che papa Gregorio XIII decise di intervenire: in tutti quegli anni si era accumulato un ritardo di circa 10 giorni ed il papa si rese conto che la celebrazione della Pasqua (la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera) sarebbe caduta in estate.

[caption id="attachment_452" align="aligncenter" width="568"]Papa Gregorio riforma il calendario Papa Gregorio riforma il calendario[/caption]

Come proclamato nella bolla "Inter gravissimas", grazie agli studi di Nicola Copernico, pubblicati nel De Revolutionibus orbium coelestium libri sex ("Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti") nel 1543, riadattò il conto degli anni bisestili, facendoli cadere ogni 4 anni escusi i "centenari" non divisibili per quattro (come il 1700, 1900...) e riallineando le date con gli effettivi avvenimenti climatici (il ciclo delle stagioni).

Come avvenne però all'epoca di Giulio Cesare si dovette recuperare i 10 giorni di scarto accumulati, che vennero tagliati in blocco: si saltò direttamente da giovedì 4 ottobre a venerdì 15.

Non tutti gli Stati aderirono al cambio di calendario: la Svezia, ad esempio, escogitò un ingegnoso piano per riapparare il proprio calendario senza dover tagliare i 10 giorni, ma per cause belliche si dimentico di applicare il piano ideato dal re Carlo XII. Furono perciò costretti a saltare dal 18 al 28 febbraio 1753 per passare definitivamente al calendario gregoriano. Altro esempio è la Chiesa Ortodossa, che tutt'ora si affida al calendario giuliano (poichè essa non riconosce l'autorità del Pontefice di Roma): così si spiega lo sfasamento delle celebrazioni delle ricorrenze dell'anno liturgico.

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3 commenti :

  1. Ho recensito un romanzo che ha proprio Giulio Cesare tra i personaggi principali: https://wwayne.wordpress.com/2014/04/07/giulio-cesare-cyberpunk/. Che ne pensi?

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  2. Francesco Melone29 settembre 2015 13:03

    L'idea che sta dietro al libro è molto interessante, catapultare i grandi del passato in un mondo molto simile al nostro e ipotizzarne i comportamenti. È di certo affascinante pensare ad un Cesare che sorvola con un drone gli accampamenti dei Galli, ma non ci dobbiamo scordare che la tecnologia all'epoca dei Romani era avanzatissima: basti pensare agli anfiteatri, costruiti con macchinari davvero innovativi, alla tecnica di costruzione delle strade, alla straordinaria rete di fognature (che sono alla base tutt'ora della rete fognaria della Capitale), passando per i macchinari d'assedio, i primi strumenti chirurgici, l'invenzione dell'arco, del mulino e perfino della mietitrebbia.

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  3. Grazie mille per la bellissima risposta! :)

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