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lunedì 31 agosto 2015

La marcia della morte di Bataan

Quasi 10.000 vittime tra filippini e statunitensi, queste sono le stime di uno dei più orribili massacri mai accaduti nella storia! Stiamo parlando della Marcia della morte delle Filippine, il piccolo arcipelago orientale a sud del Giappone.

Tradotta alla lettera dall'originale filippino "Martsa ng Kamatayan", la Marcia della morte fu, come accennato prima, un episodio orribile, verificatosi all'interno della "Campagna delle Filippine". Essa fu l'insieme delle operazioni militari svoltesi nell'arcipelago asiatico a partire dall'8 dicembre 1941, nella quale si scontrarono le forze statunitensi e filippine, guidate dal generale Douglas MacArthur, contro la grande armata inviata dall'Impero giapponese, comandata dal generale Masaharu Homma.

Dopo un'iniziale resistenza e contando su forze d'aviazione superiori tecnologicamente, le truppe filippino-statunitensi del generale MacArthur dovettero però inchinarsi di fronte alla superiorità delle forze armate giapponesi, impregnate di spirito patriottico e decise ad intraprendere un piano globale di conquista dei possedimenti coloniali delle potenze occidentali nel Sud-Est Asiatico. Le forze alleate si arresero definitivamente l'8 maggio 1942, al termine di feroci combattimenti nelle giungle asiatiche. Le Filippine caddero in mano giapponese rimanendovi per oltre due anni.

Il vero e orrendo massacro iniziò però il 9 aprile del 1942, quando il maggior generale Edward King, ultimo comandante dei difensori di Bataan, si arrese al generale Masaharu Honda e consegnò di fatto lo stato ai giapponesi. "Vorrei che i nostri soldati venissero trattati bene. Lo farete?" - domandò il generale King a Honda. "Non siamo barbari" fu la risposta del nipponico. E fu così che circa 12.000 americani e più di 60.000 filippini patirono enormi sofferenze durante il trasferimento dalla città della resistenza ai campi di prigionia. Già al momento della resa, effettuata spesso per piccoli gruppi, dei singoli reparti giapponesi commisero atrocità, come la fucilazione sommaria di 350-400 filippini della 91ª Divisione. (Lansford)

La prima tappa della marcia ufficiale iniziò il 10 aprile e durò 4 giorni, fino al raggiungimento della città di Balanga. Sulla strada si contarono già delle vittime, tra i soggetti deboli o feriti, anche per la mancanza d'acqua e il caldo cocente. Le poche sentinelle giapponesi non si fecero scrupolo di trattare duramente, fino a colpire a baionettate, chi rimaneva indietro. (Lansford)

La seconda fase, che prevedeva uno spostamento di circa 50 km verso nord, terminava una volta giunti alla città di San Fernando. I prigionieri viaggiavano in gruppi di cento e quasi tutti (salvo alcuni disabili) a piedi, sotto il sole per km e km. Durante la sosta a Lubao i prigionieri furono rinchiusi in un putrido e soffocante magazzino abbandonato, senza latrine e con un unico punto di rifornimento idrico, con scarsissima quantità di cibo. A San Fernando i prigionieri vennero raggruppati in campi improvvisati.

Per il tragitto in treno fino a Capas i prigionieri furono stipati in numero di circa 100 per ogni vagone sigillato, senz'aria e servizi igienici per ore. Il tragitto finale di circa 15 km verso la destinazione definitiva, Camp O'Donnell, fu compiuto a piedi. In tutto il trasferimento richiese circa tre settimane, ma ancora alla fine di maggio alcuni gruppi di prigionieri si trovavano sul percorso. (Lansford)

Durante la totalità del tragitto decine e decine di filippini furono uccisi con indifferenza e senza alcuna pietà. Alcuni furono utilizzati come bersagli durante le esercitazioni con le baionette per aver chiesto un sorso d'acqua ai giapponesi, altri spinti sotto i cingoli dei carri armati perché troppo deboli e lenti per proseguire, evitando al gruppo di raggiungere in tempo i campi di prigionia. Chiunque cadeva, era da considerarsi morto. Più di 400 prigionieri filippini furono buttati giù da un precipizio nei pressi del fiume Pantigan, senza alcuna giustificazione. I giapponesi dissero ai superstiti che quella era la loro vendetta per averli rallentati durante l'assedio e la Battaglia di Bataan.

Le cifre e le stime ufficiali (citate all'inizio dell'articolo) dei deceduti in seguito al trasferimento forzato, non furono nulla in confronto a quanti militari, civili e prigionieri di ogni tipo persero la vita poco dopo essere caduti in mano all'esercito giapponese in questi mesi di guerra.

Pochi anni fa, precisamente nel 2011, morì l'ultimo sopravvissuto alla marcia, il capitano medico Albert Brown. Catturato nel 1942 nelle Filippine, camminò per sei giorni tra il caldo tropicale e le sevizie dei giapponesi fino al campo di prigionia dove rimase tre anni. (IlGiornale.it)

Appena fu liberato pesava solamente 40 kg e i medici lo avvertirono sentenziando: "Il tuo fisico è stremato, non arriverai ai 50 anni". Ma la sua vendetta personale contro i giapponesi fu di vivere fino a 105 anni...


Di: Claudio Pira

Fonti:
Lansford, Tom (2001). "Bataan Death March". In Sandler, Stanley. World War II in the Pacific: an encyclopedia. Taylor & Francis. pp. 157–158.
http://www.ilgiornale.it/news/morto-lultimo-eroe-bataan-sopravvisse-marcia-delle-morte.html

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